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giovedì 11 giugno 2020

La crisi? Inizierà a settembre. E assomiglia purtoppo al 1929


L’esasperazione del modello basato sui profitti generati da un eccesso di leva finanziaria e da una finanza fuori controllo ha fallito. E ha prodotto il risultato opposto: la nazionalizzazione del sistema causata da eccessi di speculazione finanziaria, esattamente quanto accaduto dopo la crisi del 1929

di Maurizio Novelli, Lemanik10/06/2020 12:40

 tempo di lettura 11 min


La crisi? Inizierà a settembre. E assomiglia purtoppo al 1929
La fine del lockdown può certamente indurre a pensare che la crisi sia ormai in fase di superamento e da qui in avanti possiamo iniziare a scontare una ripresa dell’attività economica ed un ritorno alla normalità. Ma in realtà, la crisi inizia adesso.
Più passa il tempo e più emerge chiara la sensazione che il settore finanziario non sembra aver capito l’impatto e le implicazioni di lungo periodo di questi eventi né di quello che accadrà all’economia reale.
Sebbene le analisi di consenso si concentrino in prevalenza sui rischi di ricadute dovute a possibili ritorni del contagio, è molto più importante pensare alle conseguenze economiche che ci attendono senza ulteriori ipotesi.
 Ipotizzare altri danni provenienti dai rischi di un ritorno dei contagi non credo sia un esercizio utile, anche perché se dovesse accadere, tutti siamo consapevoli di quello che potrebbe accadere. È molto più interessante invece cercare di capire cosa ci si puo’ attendere, dando per scontato che il problema pandemico sia risolto, e ipotizzando quindi uno scenario “virus free”.
L’economia mondiale è arrivata all’appuntamento con il Covid 19 nella peggiore delle situazioni possibili, con alta vulnerabilità al debito e alla leva finanziaria speculativa, e la pandemia ha avuto un effetto catalizzatore su tutta una serie di problemi che ormai erano evidenti da tempo.
Le bolle speculative su credito e equity che circolavano nel sistema attendevano una miccia per esplodere e la crisi finanziaria sarebbe arrivata comunque, anche solo per una semplice recessione. Se si continua ad insistere nell’attribuire a un virus, e cioè a un fattore esterno, il motivo della crisi che ci attende, si continua a negare l’evidenza di un modello finanziario ed economico che funziona solo con eccesso di leva, compressione dei redditi, ampio debito speculativo e pochi investimenti nell’economia reale, un modello che  non è sostenibile.
E’ del tutto illusorio continuare a sostenere che la forza di un economia dipende solo da quanto debito è in grado di fare, senza tenere conto della qualità di questo debito e, soprattutto, di come venga utilizzato e  se produca a termine un miglioramento dei redditi reali. Se il debito cresce decisamente piu’ del reddito che lo deve sostenere, è ovvio che questo modello condanna a crisi inevitabili sempre piu’ sistemiche i cui postumi compromettono la tenuta del sistema finanziario e poi di quello capitalistico.
Negli ultimi dieci anni tutti hanno fatto tantissimo debito solo per sostenere consumi che i redditi reali non consentivano di fare, in particolare in USA, Canada, UK e Australia, e per fare finanza speculativa.
Per gli economisti della consensus view è del tutto logico accettare che il 30% dei consumi negli Stati Uniti possano dipendere solo dalla crescita del debito e non dalla crescita dei redditi e che la finanza possa fare leva sull’economia senza limiti e senza controlli, grazie a regulators che si compiacciono nel vedere i mercati salire senza fine e la propensione al rischio esplodere in continue bolle speculative.
Ma come sottolineato piu’ volte, il problema non è se un sistema economico e finanziario possono avere una crisi, ma se la crisi il sistema è in grado di reggerla e di superarne il danno in tempi accettabili. Reggere una crisi significa non rischiare di implodere tutte le volte che se ne affronta una (come accade ormai dal 2002).
Se poi i tempi di recupero non sono accettabili per chi ha subito il danno (imprese e lavoratori) il sistema non regge sia da un punto di vista economico che sociale e si apre una fase di instabilità di lungo periodo.
 I mercati finanziari ripongono grande fiducia nelle Banche Centrali per risolvere le crisi con operazioni basate su iniezioni di liquidità (Quantitative Easing) e per questo motivo si spingono ad eccessi speculativi destabilizzanti, nella convinzione che il rischio di sistema non esiste e la liquidità è la soluzione di tutto.
Ma le cose non sono cosi’ semplici come si vuole far credere. Questo modo di pensare e di operare, con il supporto complice dei regulators, fa confondere la differenza che esiste tra liquidità e solvibilità. La liquidità puo’ essere infinita ma non è detto che chi ne dispone la indirizzi verso coloro che ne hanno bisogno, se costoro non sono in grado di restituirla perché non solvibili. Chi di voi presterebbe soldi a chi è a rischio di fallire ?La solvibilità di un sistema dipende esclusivamente dalla propensione al rischio di chi fornisce credito (Banche, Fondi d’Investimento e investitori) e molta della liquidità che circola nel sistema dipende dunque solo dalla propensione al rischio di banche ed investitori e potrebbe dunque non trasformarsi in credito per chi ne ha bisogno. Non è un caso che tutte le volte che la massa monetaria  M2 esplode in concomitanza con le crisi, il credito all’economia si contrae.
La crisi che stiamo subendo avrà un pesante impatto sulla propensione al rischio e quindi sulla circolazione della liquidità immessa nel sistema. Se tutta la liquidità immessa con il QE non si trasforma in credito in tempi brevi, il sistema subirà un credit crunch anche in una fase di espansione dei bilanci delle Banche Centrali.
La crisi non finisce dunque con la fine del lockdown ma inizia quando cominciano a manifestarsi gli eventi di credito (i fallimenti) e quindi comincia adesso. Gli eventi di credito infatti incidono sulla propensione al rischio di chi dovrebbe dare credito al sistema. In media le recessioni negli Stati Uniti durano circa 13 mesi, ma nel 2008 sono stati 18, e potrebbero essere 13/18 mesi lunghissimi per il potenziale squilibrio tra liquidità e solvibilità.
L’economia americana evidenziava a fine 2019 una dimensione di credito speculativo ad alto rischio di insolvenza di 5200 miliardi di dollari (il 25% del PIL) già solo in caso di normale recessione.
I recenti downgrading subiti da molte società hanno fatto recentemente salire tale importo a oltre 6 trilioni di dollari (+20% in un solo mese e ora il 30% del PIL). Nel 2008, che tutti ricordano come una crisi poco divertente, tale percentuale era al 12%.
Le Teorie Monetariste, molto in voga nelle Banche Centrali ma poco aggiornate per navigare in una economia dove comandano debito e finanza (Debt Driven Economy), non distinguono tra liquidità e solvibilità, perché danno per scontato che chi ha liquidità non ha una propensione al rischio ed è pronto a prestare soldi al sistema in qualsiasi condizione esso sia. Credo proprio che ora ci attendano tempi che metteranno in evidenza questa differenza, anche se sono abbastanza certo che, sempre gli economisti della consensus view continueranno a rimanere ancorati alle loro teorie.
In questi ultimi due mesi, solo negli Stati Uniti, sono fallite  1600 aziende al giorno (!) nonostante la liquidità immessa nel sistema sia al record di sempre (Fonte: USA Census Bureau/ Deutsche Bank Ec. Research). Il credito al consumo per il consumatore americano si è contratto pesantemente, cioè le Banche sono passate dall’erogare 15/20 miliardi di dollari al mese a togliere 12 miliardi dal settore del credito al consumo (i consumi rappresentano il 75% del Pil Usa a fine 2019). Nessuno vuole fare piu’ credito ai disoccupati che aumentano in modo esplosivo dato che le banche, che hanno ricevuto la liquidità dalla FED, hanno iniziato a pensare che chi rimane senza lavoro non puo’ pagare le rate e quindi non è piu’ solvibile come prima (ecco un primo esempio della differenza tra liquidità e solvibilità).
A Wall Street potrebbero obiettare che i sussidi alla disoccupazione erogati a pioggia risolveranno il problema, ma credo che chi vive di sussidi non abbia come priorità il rimborso del debito e quindi i default sono destinati a salire inesorabilmente.
A questo punto, data la forte correlazione esistente tra il credito al consumo e i consumi, e tra i consumi e i profitti delle società quotate, è probabile che possa verificarsi una corporate crisi di solvibilità delle aziende indotta da una crisi di liquidità dei credito al consumo., come ben evidenziato da Rana Foroohar sul Financial Times del 10 maggio (Gambling on US equities is becoming more difficult).
Non mi ricordo di aver mai assistito a un aumento del credito in una fase di aumento dei fallimenti, sebbene nelle fasi di crisi la liquidità immessa nel sistema dalla banca centrale aumenti, ma ovviamente non si trasformi in credito ( punto critico delle Teorie Monetariste che utilizziamo per gestire la nostra economia).
Occorre quindi distinguere tra liquidità, credito e solvibilità perché non sono la stessa cosa come invece Wall Street vuole far credere ad una massa di investitori accecati dalla semplicità (solo apparente) di come funziona l’economia monetaria.
Un altro plateale esempio della differenza tra liquidità e solvibilità è il fallimento Lehman Brothers, avvenuto nel settembre 2008, con il QE della FED in piena operatività e con la crisi finanziaria in corso già da nove mesi. Con tutta la liquidità che circolava nel sistema, Lehman non avrebbe dovuto fallire…….ma anche in questo caso la liquidità non si era trasformata in credito per alcuni e molti intermediari, tra cui Lehman, sono falliti in pieno QE.
Il recente fallimento della Hertz (autonoleggio) è avvenuto in concomitanza con l’acquisto da parte della FED di corporates Bonds che rientravano nel piano Secondary Market Corporate Credit Facilities e ora la FED è creditore nel fallimento Hertz che, appunto grazie a tale piano, non avrebbe dovuto fallire.
Ma allora a cosa servono questi interventi se poi i default avvengono comunque? Servono a mantenere i soldi degli investitori nel sistema, facendo credere che la liquidità e la solvibilità siano la stessa cosa. Questo meccanismo psicologico induce a non vendere e in questo modo sono gli stessi investitori che, mantenendo la loro liquidità investita, sostengono un sistema che diversamente andrebbe in default in un colpo solo.
In pratica la strategia consiste nel cercare di mantenere il piu’ possibile tutti investiti, perché la vostra liquidità è molto maggiore di quella della FED e in realtà non è la liquidità della FED che sostiene il sistema ma la vostra.
Gli interventi della FED dal 2008 ad oggi si misurano in 7 mila miliardi di dollari ma lo stock di attività finanziarie in circolazione solo sul mercato Usa è pari a circa 120 mila miliardi (5,5 volte il PIL
È del tutto evidente che la massa d’urto delle Banche Centrali è minima rispetto alla dimensione del mercato e quindi la liquidità vera che circola nel sistema è prevalentemente fornita sempre dal mercato e quindi da investitori, banche e fondi d’investimento e dalla loro propensione al rischio.
Le politiche delle Banche Centrali dal 2008 in poi hanno trasformato i portfolio managers in meri cacciatori di rendimento, inducendoli a trasformare l’attività di investimento in una mera selezione di attività finanziarie che producessero alti rendimenti senza rischio apparente, nella convinzione che le Banche Centrali avrebbero prevenuto qualsiasi crisi.
Questo meccanismo ha spostato nettamente al rialzo la propensione al rischio del sistema e ha fatto esplodere il credito speculativo, consentendo l’emissione di circa 19 mila miliardi di dollari di obbligazioni da parte di emittenti che, con i loro ricavi, non riuscivano neppure a pagare gli interessi passivi sul debito emesso neanche in una fase di espansione dell’economia.
Se ora molte di queste emissioni faranno default, non si potrà certo attribuire la colpa a un virus, ma piuttosto a un sistema totalmente fuori controllo. A questo punto la Banca Centrale Usa si è trasformata da prestatore di ultima istanza a compratore di ultima istanza, per indurre appunto il sistema a non vendere e rimanere investito:  ma ciò non impedisce comunque i fallimenti.
 In un sistema dove tutti hanno comprato, nessuno poteva infatti vendere e la FED si è vista costretta ad entrare in un mercato finanziario che funziona solo quando sale mentre quando scende salta per aria.
Cosi’ ecco le Banche Centrali acquistare Corporate Bonds, High Yields e via dicendo, per salvare un sistema che esse stesse hanno costruito sulla base di politiche monetarie che non conoscono ormai un limite. Ma la parte piu’ rilevante degli interventi, come sempre, è fatta per Wall Street e non per Main Street, che con questa crisi evidenzia già ora 36 milioni di disoccupati che avranno aiuti certamente meno importanti di quelli erogati ad un sistema finanziario sciagurato.
Sebbene gli operatori dei mercati finanziari siano contenti e felici di essere salvati e il sistema stesso, nel breve periodo, sembri beneficiarne, si trascura l’impatto di lungo termine di questo modo gestire l’economia e la finanza.
Sapete perché c’è in circolazione una massa di credito a rischio di default come mai prima nella storia? Perché il collocamento di Leverage Loans, MBS, ABS, CMBS, CLO e High Yield di tutti i tipi produce enormi profitti per Wall Street che accumula commissioni fino al 4%-5% (società di rating incluse) per organizzare, cartolarizzare, collocare e poi gestire questi strumenti che vengono distribuiti ad investitori alla ricerca di rendimenti.
 Il rendimento per l’investitore finale è nettamente ridimensionato dalle ricche commissioni degli intermediari che diffondono poi il rischio nel sistema attraverso una intensa attività di distribuzione e commercializzazione del rischio, senza alcuna vigilanza reale su dove questi rischi vanno a finire. La socializzazione del capitale di rischio, ovvero soldi facili per fare finanza speculativa ma non per fare investimenti, e la compressione della sua remunerazione, che ne è una conseguenza, hanno compromesso la redditività di un capitale che chiede sempre di essere salvato dai rischi che si prende, mentre gli imprenditori dell’economia reale molto spesso non godono dello stesso privilegio.
Se poi si viene costretti a operare su mercati che funzionano solo sul buy side (quando salgono) e non funzionano piu’ sul sell side (quando scendono), vuol dire che ci stiamo addentrando sul terreno del sequestro velato del capitale.
In sostanza, puoi solo comprare ma non potrai mai vendere, perché quando vorrai vendere, lo potrai fare solo con perdite inaccettabili. Ecco quindi che, i capitali investiti che attualmente sono in perdita, rimangono congelati in attesa di tempi migliori, con ovvie conseguenze per la remunerazione nel lungo termine del capitale investito.
Oggi il trading on line da parte di investitori al dettaglio è il piu’ importante competitor della PlayStation. Infatti, i brokers americani non fanno piu’ pagare neppure le commissioni di intermediazione perché i profitti maggiori vengono fatti finanziando i clienti per fare leva 2 o 3 o 5 volte sul capitale investito (se ti indebiti giochi gratis). Un recente sondaggio fatto negli Stati Uniti evidenzia che i recenti sussidi erogati ai privati cittadini dal governo USA sono stati utilizzati, dai percettori compresi tra le fasce di reddito di 35 mila-100 mila dollari, per i seguenti scopi: 1) accumulare risparmio, 2) utilizzo per spese correnti, 3) trading on line (Fonte: Yodlee Data Analytics).
Se qualcuno vuole cercare dei paragoni con il 1929, ha ampio materiale a disposizione.
Il risultato fallimentare di questo modello economico e finanziario è evidente e i recenti interventi delle Banche Centrali stanno dimostrando che la socializzazione della finanza come strumento per produrre ricchezza non funziona.
La finanza populista di Donald Trump, che utilizza l’andamento dell’indice di borsa per scopi elettorali, non ha prodotto benessere per gli Stati Uniti e solo politiche economiche che rimetteranno al primo posto il reddito da lavoro produrranno la svolta.
 L’aumento dei redditi è indispensabile per sostenere un debito non piu’ sostenibile con l’emissione di altro debito, una sorta di schema Ponzi come nel 2008, quando il sistema è ripartito con lo stesso modello fallimentare che ne aveva procurato il collasso, per poi produrne un altro.
La crisi indotta dal Coronavirus apre una epocale fase di trasformazione dell’economia che produrrà alta instabilità fino a quando non si troverà un modello migliore per gestire la crescita.
A questo punto si dovrebbe prendere semplicemente atto che l’esasperazione del modello basato sui profitti generati da un eccesso di leva finanziaria e da una finanza fuori controllo ha fallito e ha prodotto il risultato opposto: la nazionalizzazione del sistema causata da eccessi di speculazione finanziaria, esattamente quello che è accaduto dopo la crisi del 1929.
Credo che una grande fonte di ispirazione per gestire questa crisi si potrebbe trovare nella rivisitazione delle politiche del New Deal, dando ormai per scontato che la presenza dello stato nell’economia è inevitabilmente destinata a crescere, la tassazione salirà ovunque e la globalizzazione è ormai sotto attacco da tempo.
Anche le tendenze geopolitiche sembrano accentuare questi fenomeni perché la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è in realtà uno scontro geopolitico destinato a proseguire e ad accentuarsi, creando ulteriori problemi all’economia mondiale.
L’ultimo baluardo di difesa di questo modello economico fallimentare rimane la forza del dollaro, proprio quando invece il mondo avrebbe bisogno di un dollaro debole, perché è  la principale divisa di finanziamento a livello globale. Se il dollaro scende, il costo del debito per chi si è indebitato in dollari scende. Ma mentre prima della crisi Trump invocava un dollaro debole, ora si accorge che la forza della moneta  garantisce un flusso di capitali vitale per il colossale debito americano (pubblico e privato), finanziato in modo pronunciato dal risparmio estero.
Europa, Giappone e Cina riversano fiumi di denaro sugli asset americani per sostenere un modello finanziario ormai in crisi. Proprio la forza del dollaro nasconde la fragilità del sistema: senza i capitali esteri l’America sarebbe praticamente in default, avendo un debito estero pari al 45% del PIL.
Per ridurre questa dipendenza dai capitali esteri, gli americani dovrebbero aumentare il risparmio interno e ridurre il debito, accettando un lungo periodo di aggiustamento degli squilibri cumulati in questi ultimi dieci anni e una bassa crescita economica. Poiché questa scelta è, al momento, inaccettabile, ecco la FED intervenire per puntellare il sistema e sperare che tutto torni come prima.
Purtroppo, i tempi per riparare il sistema non ci sono e già oggi i futures sui FED Funds a scadenza dicembre 2020 e Marzo 2021 prezzano tassi negativi sulla divisa di riserva mondiale, nonostante la FED continui ad affermare che per il dollaro i tassi negativi non possono esistere.
Probabilmente una parte del mercato è riuscita a sfuggire alla sovietizzazione e preannuncia l’arrivo del cedimento dell’ultimo tassello che produrrà una totale ristrutturazione del sistema economico e finanziario mondiale.
La cosiddetta fase 2, il dopo lockdown, per l’economia internazionale non è neppure cominciata e la parte piu’ facile per gestire la crisi (ovvero stampare moneta) è già finita. Mentre i mercati finanziari hanno già scontato una rapida e facile ripresa, emerge in modo sempre piu’ evidente che la ripresa sarà lenta e deludente. Sperare che questa volta tutto sarà risolto stampando moneta è pura arroganza finanziaria. Difendere a oltranza un modello di crescita che non produce piu’ ricchezza (se non per pochi) ma solo debiti (per molti) sarà probabilmente l’errore fatale.    

domenica 29 marzo 2020

The traditional retirement portfolio of stocks and bonds is down 20% for only the fourth time since WWII


KEY POINTS
  • The traditional balanced portfolio of 60% stocks and 40% bonds lost 20% from its peak value.
  • This is only the fourth time in 75 years it has suffered such a decline with the other moments coming in August 1974, September 2002 and January 2009, according to Michael Batnick of Ritholtz Wealth Management.
  • An investor who rebalanced holdings back to the 60/40 asset split at the end of the month when a 20% decline was first registered would have been positioned for attractive returns in subsequent years.
  • But some believe there are reasons to be skeptical that holding fast to the 60/40 stance this time will fare as well as in past decades.
The coronavirus crisis has punished the blameless across the world this year. That includes investors who did the supposed “right thing,” by keeping a balanced portfolio to fund long-term gains, just as the experts advise.
As the stock-market cascaded to its recent lows this month, the traditional portfolio of 60% stocks and 40% bonds suffered a greater than 20% decline from its peak value, for only the fourth time since World War II.
At last Monday’s low, this standard retirement allocation, as represented by the Vanguard Balanced Index Fund, was 22% off its peak Feb. 19 value – driven mostly of course by the 30% tumble in equity indexes that bonds only partially buffered. In fact, near the worst of the stock sell-off bonds were not offsetting the losses by rallying, as everything but cash was liquidated.

Upon request, Ritholtz Wealth Management research director Michael Batnick went back in history to track each time the 60/40 portfolio had taken at least a 20% hit. Such a decline struck initially at only the following points since 1945 (using month-end data for 60% S&P 500 and 40% five-year Treasuries): August 1974, September 2002 and January 2009.
The fact that the 60/40 autopilot approach has only retreated by 20% on a monthly basis four times in 75 years is itself a testament to the smoothing effects of offsetting equity-fixed income interplay.
What happened next after the prior 20% setbacks? Those months were all within months of the trough of major bear markets, though in each case the ultimate low for the stock indexes was still to come.
Batnick calculates that in those three instances in 1974, 2002 and 2009, it took between 10 and 20 months for this portfolio to recover back to its peak level.
An investor who kept to the disciplined approach and rebalanced holdings back to the 60/40 asset split at the end of the month when a 20% decline was first registered would have been positioned for attractive returns in subsequent years.
In those three instances, the average annual total return from the 60/40 portfolio was close to 12% over the following five years. That’s a healthy advantage over the very long-term average yearly return of around 9% for this asset allocation.
This is perhaps comforting, if not terribly surprising. Any investment discipline that triggers a move to take advantage of steep underperformance in one asset classes tends to be rewarded over time. And rebalancing after big declines in a blended-asset portfolio has generally been about buying nasty breaks in stock indexes.

Is 60/40 stance broken?

On a more opportunistic, shorter-term basis, strategist Terry Gardner of C.J. Lawrence last week noted that simply buying the S&P 500 the last three times it’s dropped 25% from a peak (1987, 2001 and 2008), as it did this month, has always led to positive returns over the next year – even though in none of those instances did the minus-25% level represent the ultimate low for stocks. Those returns one year out were 20% after 1987, 2.5% after 2001 and 18% after 2008.
Are there reasons to be skeptical that holding fast to the 60/40 stance this time will not fare as well as in past decades? Some investment professionals have discussed for some time that the essential premise of the 60/40 mix has been challenged due to extremely low bond yields that leave far less room for bonds to appreciate in an economic slowdown or crisis, mitigating their value as ballast to stocks.
Goldman Sachs strategists last week sounded a cautious note on this front last week with regard to the present market skid. “In addition to the sharper-than-normal equity correction, diversification in 60/40 portfolios has been less good,” the firm said.  “With bond yields at all-time lows now and close to the effective lower bound, there is little space for most [developed-market] bonds to buffer equity drawdowns.”
Stretching deeper into history, skeptics might note the 60/40 portfolio carried a 20% loss for longer stretches in the 1930s, when stocks stayed deep underwater during the entire Great Depression.
So perhaps the traditional asset mix will get less help over time from bond yields squeezing lower in tough times (barring a move to negative yields, which would create a whole other set of issues). Still, bonds can still serve the role as cushion against equity losses.

Rebalancing aided the bounce?

The entire issue of rebalancing is hardly just an academic issue. The impulse from pension funds and automated asset-allocation vehicles to shift hundreds of billions in assets from fixed-income to stocks was detailed by strategists across Wall Street and was at least one significant driver of the surge in the S&P 500 into Thursday’s close.
The S&P 500 at its low point last week was underperforming the Barclays Aggregate Bond Index by some 30 percentage points year to date. Bespoke Investment Group notes that this effectively turned a 60/40 portfolio into a 55/45 mix, requiring one of the bigger rebalancing moves in years.
Of course, to the extent that this mechanical reallocation is timed to the quarter’s end, it means one short-term tailwind for the rebound rally has just about abated, as the market bounce leaves the indexes less stretched and investors have celebrated fresh trillions of dollars in support from the Federal Reserve and Congress.
Strategist Tony Dwyer of Canaccord Genuity, who’s been waiting for a retest of last week’s low to get more aggressively positioned, noted Friday, “Over coming days, the market will not be as oversold, the pension rebalancing will be done, and the bulk of monetary and fiscal stimulus will have been announced.”
While those factors could present a test of the immediate resilience of the market’s attempted comeback, they don’t much alter the case for long-term investors to take what the market has served up with its swift retrenchment this month.

lunedì 23 marzo 2020

How the Market Will Bottom


Knowing the exact price level that stocks will turn is unknowable.
(It sure is fun to try, though.)
We may not be able to predict the size of the selloff, but we can predict its shape.

A Quick Primer

Technical Analysis Has Two Parts
First, you have supply and demand of an asset. Are there more buyers than sellers? Are there more sellers than buyers?
The second part is liquidity. Are market participants sitting on the bid and offer? Or is the demand for liquidity so high that are investors are trying to sell at any price?
Right now... well, it's obvious. There are more sellers than buyers, and there is massive demand for liquidity.

The Economy Takes a Back Seat

We can talk bailouts and unemployment numbers all day. What matters right now is a liquidity crunch that's breaking every single asset class.
Funds are getting crushed. They walked into 2020 with a hilarious amount of leverage, and things went haywire.
Generating alpha from short vol? Blown out.
Merger arb? Smoked.
Credit? Complete crash.
Risk Parity? Aged like milk.
The treasury market went nuts. 30 year had its largest rally and selloff in the same week. There's talk of sovereign entities needing to convert debt to dollars to make it out of the COVID crisis.
The market isn't reacting to COVID numbers, or even how bad earnings will be. It's forced liquidations. This is, by definition, an irrational market response.
Once these overleveraged knuckleheads clear out, then this is where things get interesting.

The One Thing That Will Bottom This Market

I have a trade setup called the “bathwater trade.” It’s when a company has been in a severe, sustained downtrend, and then they release awful news.
They throw the baby out with the bathwater.
The best example was from the 2018 bear market. AAPL had been sucking (very technical term) for a few months.
Then the company guides down and warns on earnings.
That leads to an exhaustion gap lower… and that was it.
Markets don’t selloff when the bad news it was expecting finally arrives. They selloff in anticipation of the bad news.
(The same happens during rallies, too. Ever heard of “buy the rumor, sell the news?”)
Right now, the US is getting spun up with their COVID testing.
That means we're going to see a deluge of "bad" numbers...
First will be the COVID numbers, which will continue to ramp higher.
Second will be economic data like unemployment. It’s going to be morbidly hilarious.
Third will be earnings guidance. We all know they’re coming.
But the market LOVES data. Those nerds love numbers that can go into spreadsheets. And when the risks become better modeled, then they can get priced in.
Liquidity comes back.
And once the bad news starts getting priced in, markets can bounce.

Fuel to The Fire

Here’s where we get into the “lucky guess” side of things.
At some point, the fever breaks.
Shutdowns will reverse. Bars will reopen. People will get back to work.
And you will see a righteous fury from the American consumer.
Those postponed trips to Disney? Rescheduled.
Trading in for a new car? Anything to feel normal.
A new ipad with your bailout money? Sure, because you’re already back at work.
Cinco de Mayo will be wild.
The economic recovery won’t be “W” shaped.
It won’t be “V” shaped.
It will be “Y” shaped. We’re at an asymptote where things are pricing in "zero" and will come back online with the same speed.
And all the ugly earnings guidance? Yes, next quarter's gonna be ugly. Probably the quarter after that.
At some point, these companies will guide back higher because we bought things as a big “fuck you” to the quarantine we had to endure.

My Market Bottom Prediction

Here’s where I stick my neck out.
Again, we don't know when the "low" will be until it happens. And we'll call the low the lowest value in a 10 day window.
The market will not retest its lows.
That’s a pretty bold claim, and it runs in the face of many things we know about traditional market bottoms. I should know because I created a Field Guide to these market structures.
It’s very normal for markets to retest the lows. Go look at 2008, 2011, 2015… all retested the lows after a very high volatility range.
This time, it will be different.
There are very large firms blowing up. Ronin Capital is the first to fall. Other rumors are Brdigewater and Citadel are getting smoked. Way too many smart people tried to short volatility when it was overbought, and that move went open loop.
Once the leverage clears out of the system, you no longer have that liquidity to the downside. Panicked sellers stop hitting the bid.
Instead, we will see the offer on the market continue to lift. It will be with lower volume... there won't be a lot of people buying aggressively... the offer will continue to ratchet higher.
Overeager shorts will play for the next rollover... and it won't come. The leverage is gone, until funds decide to get cute and chase.
Soon you’ll see funds forcing their way back into stocks as the worst is over.
COVID fears will not go away, for a time.
There will be a risk of another event in Q4, but this time the US government overprepare and overreact.
And like clockwork, the same people who hated the Fed from the past decade will continue to hate the Fed. They’ll blame the rally on liquidity and how it isn’t sustainable. Have fun with that.
Is it possible I look like an idiot with this market call? Sure.
Wouldn't be the first time.
There could be enough negative reflexivity to keep earnings muted. More unwinds could happen.
Remember, bear market rallies are as aggressive as the selloffs. And the market participants that demanded liquidity during the selloff won't demand it again.

WHEN Will The Market Bottom?

That's the real question, isn't it?
As I write this, the Fed has promised an unlimited backstop on credit facilities.
The US Congress is (shocker) dragging its feet to push through a fiscal response.
You'd think that we will bounce on that news, right?
I don't think so. I think it will come on some random day not driven by newsflow.The markets will bottom before US COVID numbers peak.
Analysis and trading are not the same thing. As a trader, you don't have to nail the exact bottom to make profits in this market... opportunities will exist 3 months and 3 years from now.
Here's what I'm telling myself...
1. Don't short the first countertrend bounce.
2. Not all stocks are going to make it out of this, so index bets are simpler here.
3. Short vol is now a less crowded space, and will be for a long time.